Dopodiché è intervenuto il prof. Luigi Melica ha introdotto gli ospiti di giornata, focalizzandosi su quanto sia importante una multi competenza nell’ambito sportivo, filo conduttore di questa serie di seminari. Non a caso, infatti, l’evento è stato suddiviso in due parti, una “teorica”, e l’altra pratica, con un allenamento della squadra juniores del Nardò Calcio diretta da mister Alberto Bollini, della cui “lectio magistralis” parleremo tra poco.
Successivamente è stato il turno di Luana De Mitri, presidente delegazione provinciale della Figc, la quale ha posto l’attenzione su un tema fondamentale: l’educazione, il rispetto e i valori nello sport.
Prima di Alberto Bollini, hanno poi parlato l’avv. Salvatore Donadei, presidente del Nardò, e la prof. Loredana Capobianco, presidente del Corso di Laurea in Scienze Motorie e Dello Sport di Unisalento.
Il numero uno del club neretino ha illustrato il progetto societario basato sulla valorizzazione, per quanto concerne la squadra juniores, di calciatori fuori quota, nati dopo il 2004, con l’intento di crescere talenti che domani andranno a costituire linfa per la prima squadra.
La prof. Capobianco ha rimarcato l’importanza di trasmettere agli atleti del domani valori e principi sani, anteponendo il bene della squadra a quello del singolo.
Arriviamo ora all’intervento di Alberto Bollini.
Innanzitutto cerchiamo di delinearne brevemente il profilo.
Bollini è un allenatore di calcio di grande esperienza.
Prima di intraprendere il percorso in panchina è stato un insegnante di educazione fisica.
Durante la sua carriera ha allenato con ottimi risultati diverse squadre Primavera, quella della Lazio su tutte, ma nel suo curriculum vanta anche alcune esperienze in Serie B e in Lega Pro, tra cui quella a Lecce nella stagione 2014-2015.
Oltre all’attività di allenatore, il tecnico nativo di Poggio Rusco ha avuto modo di cimentarsi con il mestiere di dirigente sportivo, il che, a detta sua, ha arricchito notevolmente il suo bagaglio culturale.
Attualmente è il ct dell’Italia Under 20.
L’ex biancoceleste ha iniziato il suo discorso soffermandosi sul ruolo del team manager. Una figura importante per la vita della squadra, che funge da tessuto connettivo fra società, calciatori e staff tecnico. Ha, inoltre, il compito di organizzare le trasferte. Per ricoprire questo incarico è necessario essere persone competenti e di grande spessore umano. Poi si è passati a discutere di come lavorano gli allenatori nei settori giovanili. Il mister per i giovani calciatori occorre che sia un esempio, soprattutto nei momenti negativi, imparziale, capace di usare bastone e carota a seconda dei casi e di creare un senso di appartenenza. A livello tecnico deve essere in grado di vedere, sperimentare, magari provando un calciatore in ruoli diversi da quello originale, e interiorizzare.
Ai baby calciatori deve essere insegnato di non essere schiavi del risultato, ma liberi di sprigionare tutto il proprio talento. Certo, il passaggio dalla Primavera alle categorie superiori , Serie A su tutte, spesso può essere traumatico. Infatti, in molti pagano lo scotto di questo cambiamento , ma è anche vero che, con un progetto organico e ben strutturato, si possono aiutare i ragazzi nel salto in A. Per avvalorare questa tesi, il trainer lombardo fa l’esempio dell’attaccante Keità Baldè, allenato ai tempi della Primavera della Lazio. Secondo Bollini negli ultimi anni in Italia vi è stato un progresso riguardo la crescita del calcio giovanile, ma la strada è ancora molto lunga.
Il bicchiere è quindi mezzo pieno.
Infine, Gennaro Delvecchio, responsabile settore giovanile del Lecce, ultimo ospite in programma, descrivendo il lavoro della società giallorossa con i “campioni del domani”, che ha avuto un notevole impulso con il ritorno di Corvino nel Salento.
Il seminario è poi proseguito con una seduta di allenamento con la squadra juniores del Nardò diretta da mister Bollini. (nella foto sotto)

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